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La legge nr. 180/1978 detta “Legge Basaglia”

La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.


Alla legge numero 180 del 13 maggio 1978Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori“  ci si riferisce comunemente (ed erroneamente) ricordando il nome di Franco Basaglia (psichiatra e promotore dell’antipsichiatria in Italia). Basaglia lottò nel difficile compito di smantellare i manicomi (come ideologia sociale) riuscendo a provare che è possibile un altro modo di stare vicino alle persone senza mai costringerle; ma questa esperienza positiva è stata insabbiata ed offuscata da manovre politiche che hanno fatto passare la legge 180 come fosse la concretizzazione di questa incredibile esperienza e qualche politico la chiamava “Legge Basaglia” nonostante lo stesso Basaglia ribadiva che quella legge andava rivista, modificata e che non era stato lui a proporla in quei termini, ed ovviamente ha sempre disapprovato che ci fosse il suo nome in quella legge e di fatto non compare.

Come disse lo stesso Basaglia intervistato da Maurizio Costanzo:

Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione.

la legge 180 è la prima ed unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.”

Successivamente la legge confluì nella legge 833 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.

Prima di allora i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive, o la terapia elettroconvulsivante, il cosiddetto “elettroshock” (pratiche tuttora utilizzate). La legge 180 voleva essere un modo per ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.

La legge 180 demandò l’attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private (18%) o delle strutture di altre province (27%).

Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura completa ma non effettiva dei manicomi in Italia (esistono strutture molto simili ai manicomi a tutt’oggi)

Nonostante critiche e proposte di revisione, la legge 180 è ancora la legge quadro che regola l’assistenza psichiatrica in Italia.




Tratto da: Wikipedia, l’enciclopedia libera


Concetto di Salute Mentale

Il concetto di salute mentale si riferisce ad una condizione di normalità e/o equilibrio affettivo, emotivo, neurobiologico, del tono dell’umore, cognitivo e comportamentale, ma si presta difficilmente ad una definizione univoca e condivisa: per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non esiste una definizione “ufficiale” del concetto di salute mentale.

Ogni definizione dipende infatti dalle differenze culturali, da valutazioni soggettive e dalle diverse teorie. La maggior parte degli esperti conviene comunque sul fatto che “salute mentale” da un lato e “assenza di malattia mentale”, “normalità”, “adattamento sociale”, “felicità” dall’altro non sono sinonimi o concetti direttamente correlati: in altri termini, l’assenza di malattie mentali non implica necessariamente la condizione di salute mentale. A tal proposito può essere utile ricordare la definizione che la stessa OMS dà di “salute” in genere:

uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità.

Secondo la definizione del dizionario Merriam-Webster, la salute mentale è:

uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno.

Alcune delle abilità caratteristiche della condizione di salute mentale sono:

  • Stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri
  • Partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente
  • Sviluppare la propria personalità investendo le proprie pulsioni istintuali nelle relazioni sociali
  • Risolvere i propri conflitti in modo equilibrato
  • Adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni
  • Avere una buona immagine di sé
  • Provare emozioni.

Progetto Obiettivo tutela della salute mentale

In Italia, dopo l’avvento della legge 180/1978, poi recepita nella legge 833/78 sul riordino del Servizio Sanitario Nazionale, la Salute Mentale ha sostituito la psichiatria come fine dell’operare medico in questo campo. Si sono succeduti due Progetti Obiettivo, il primo del 1994 che definisce l’organizzazione delle strutture del SSN in maniera dipartimentale, ponendo al centro dell’operare psichiatrico il Centro di Salute Mentale (struttura non ospedaliera) e il secondo del 1999 che sottolinea le priorità da affrontare per favorire e tutelare la salute mentale dei cittadini.




Tratto da: Wikipedia, l’enciclopedia libera